La rinascita della pallacanestro in Riviera del Brenta negli anni Sessanta
Alle origini della pallacanestro a Dolo
Negli anni Sessanta la pallacanestro torna a farsi strada in Riviera del Brenta non per iniziativa di enti federali o grazie a strutture dedicate, ma attraverso la passione genuina di un gruppo di giovani animati da entusiasmo e curiosità. È una rinascita spontanea, costruita giorno dopo giorno, lontana dai riflettori e fondata esclusivamente sulla voglia di giocare.
Tra quei ragazzi c’è Daniele Paolin, studente dolese con una breve ma significativa esperienza nelle giovanili del Petrarca Padova. È lui, quasi per gioco, a introdurre gli amici ai primi rudimenti della pallacanestro, trasmettendo regole, gesti e spirito di uno sport allora ancora poco conosciuto nel territorio.
Le prime “lezioni” si svolgono la domenica mattina, dopo la messa, nel cortile dell’azienda vinicola di Livio Gottardo, destinato negli anni a diventare una figura simbolo del basket dolese. Il canestro è quanto di più rudimentale si possa immaginare: una colonnina di gabbie metalliche per bottiglie, adattata con fantasia e buona volontà. Eppure, in quel contesto essenziale, nasce qualcosa di destinato a durare.
Nonostante i mezzi di fortuna, la passione cresce rapidamente. Le partitelle improvvisate iniziano presto a sostituire le tradizionali sfide di calcio, trasformandosi in un appuntamento fisso capace di attirare sempre più ragazzi. Il basket smette di essere una curiosità e diventa, poco alla volta, un punto di riferimento.
Il primo vero campo di pallacanestro della Riviera del Brenta viene realizzato a Fiesso d’Artico, accanto alla chiesa. Oggi quello spazio è un parcheggio, ma negli anni Sessanta rappresentò la culla del movimento cestistico locale. È lì che prende forma la prima squadra strutturata, composta da tre o quattro giovani di Dolo e da alcuni ragazzi provenienti da Conselve, località in cui la presenza di una caserma americana aveva già contribuito alla diffusione della pallacanestro.
La squadra è guidata da un ex giocatore dilettante, rappresentante di pellami, che aveva vissuto in Grecia e portava con sé esperienze tecniche e culturali preziose. La società, con ogni probabilità di ambito parrocchiale, partecipa ai campionati del Centro Sportivo Italiano (CSI), inserendosi così in un primo contesto organizzato.
Quel campo segna l’inizio di una vera cultura cestistica in Riviera del Brenta, ponendo le basi per uno sviluppo destinato a consolidarsi negli anni successivi.
La fine del decennio apre infatti una nuova fase: nasce la Fulgor Dolo, la prima vera società organizzata di pallacanestro della Riviera del Brenta. Il progetto prende forma attorno al nuovo campo del patronato, fortemente voluto da don Valerio e inaugurato alla presenza del Vescovo di Padova, Monsignor Bortignon. Una struttura semplice ma funzionale, che diventa immediatamente il punto di riferimento per i giovani appassionati.
Molti dei primi giocatori provengono dagli ambienti cestistici padovani, dove gli oratori avevano già dato un impulso decisivo alla diffusione della pallacanestro. Il coinvolgimento è immediato: in pochi mesi il campo parrocchiale si anima quotidianamente, diventando luogo di incontro, formazione e crescita sportiva.
È l’inizio di una storia che, partita da un cortile e da un canestro improvvisato, si trasformerà in una tradizione destinata a segnare profondamente il tessuto sportivo e sociale della Riviera del Brenta.