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Storia della Pallacanestro in Italia

Storia della Pallacanestro in Italia

di Alessandro Gamba

Nel periodo post guerra che va dal 1945 al 1950 i campi di pallacanestro erano in terra battuta (rossa o grigia) ed in alcuni casi proprio in terra. Le aree dei campi di gioco avevano forma di lampadina; i tabelloni erano in legno, con i sostegni che uscivano di poco dalle linee del campo. Dal 1938 c’era la regola che il tabellone doveva essere a cm 120 dalla linee di fondo. Adottata da noi europei alla fine degli anni ’50. Le retine dei canestri erano fatte in più modi (alcune lunghe così che la palla impiegasse più tempo per scendere, impedendo il contropiede); l’illuminazione con lampadari e gli spogliatoi talvolta al di fuori della struttura sportiva (serra, casotto, ufficio, magazzino = docce un lusso).

Il pubblico assisteva alle partite assiepato sulle righe del campo e la partita veniva condotta da un solo arbitro, che non sanzionava mai il fallo di sfondamento, così da permettere ai giocatori .entrate a canestro con spalla o ginocchio avanti. Venivano commessi falli d’incredibile durezza, vendette ed intimidazioni.

Anche il regolamento aveva delle norme differenti:

  • si usciva dopo il 4° fallo;
  • non esistevano le infrazioni dei 3″ e dei 30″;
  • i time?out venivano effettuati in mezzo al campo (coach e giocatori nel cerchio del tiro libero davanti alla panchina);
  • esisteva (come ai giorni nostri) la rimessa da fondo campo in attacco (eliminata nei primi anni ’50);
  • la palla a due si eseguiva nel punto dove era avvenuta la contesa;
  • erano permessi due passi prima di effettuare la partenza in palleggio (guadagno enorme di terreno, cambiata nel ’52).

Nel 1951 esordisco in serie “A” a Ravenna, campo di terra dove c’era la fiera del cavallo. Righe con polvere di gesso come nel calcio.

Per quanto riguarda la tecnica:

  • non esisteva il jumpshot (Kenny Sailors di Wyoming, campione NCAA 1943, l’aveva adottato per primo già negli anni ’40, mentre in Italia il primo fu Sergio Stefanini);
  • non si conosceva l’uso dei blocchi;
  • uso del set shot a due mani ed una mano (Hans Luisetti di Stanford: primo tiratore ad una mano 1936 = rivoluzionato l’attacco);
  • durante gli allenamenti si usavano molti esercizi sui passaggi con i palloni dell’epoca che erano più duri, consumati, irregolari con stringatura (legatura di spago o stringa).

Importante per l’apprendimento dei gesti tecnici era guardare ed emulare i giocatori militari americani delle basi NATO e successivamente i migliori giocatori italiani: “si imparava guardando!”.

Milano, Trieste e Napoli erano i centri più frequentati dai giocatori USA. Nel 1945 la Quinta Armata giocando contro Borletti a Milano all’aperto fa scoprire la vera pallacanestro (gioco, uniformi, palloni).

II primo parquet per pallacanestro in Italia fu realizzato all’idroscalo di Trieste. In Italia il primo a dire cosa volessero significare i fondamentali e come li si dovesse insegnare fu l’americano Elliot Van Zandt, un ufficiale USA. Una cerchia di allenatori, non professionisti, con un grande istinto per il gioco, iniziarono a trasmettere l’insegnamento di questo maestro (Tracuzzi, Borella, Fava: la giovane generazione degli allenatori).

Non esistevano tattiche di gioco e si utilizzava la difesa a zona 2-3 e 1-2-2 per presidiare l’area (la Virtus Bologna vinse quattro scudetti consecutivi difendendo quasi sempre a zona). La difesa man to man prevedeva sempre l’allineamento: attaccante-difensore-canestro.

Si giocava con ritmi differenti (alti per Milano e Bologna, bassi per Roma allenata da Ferrero). I giocatori nel ruolo di ala erano piuttosto piccoli perché dovevano correre veloci in contropiede, le guardie erano alte ed il play era il più piccolo di statura (unica eccezione Cerioni a Roma). Non c’erano centri sopra i due metri.

La squadra di Milano fu la prima a fare tre allenamenti settimanali, e le trasferte venivano effettuate in treno (dormendo talvolta anche sulle retine per i bagagli, per poi al ritorno recarsi a scuola o al lavoro).

La nazionale aveva giocatori come Stefanini, Romanutti, Cerioni, Rubini ed altri provenienti dalla squadra di Bologna. Non esistevano le Coppe Europee, ma si giocavano tornei importanti (San Remo, Bruxelles).

Nel 1951 gli Harlem Globetrotters giocano a Berlino davanti a 75.000 spettatori. Assiste Jessie Owens.

In quel periodo il miglior giocatore europeo era considerato il cecoslovacco Mrazek. La caratteristica di molti era la polivalenza: Rubini praticava la pallanuoto, nella nazionale Cecoslovacca c’erano due nazionali di hockey e nel Belgio c’era un tennista di fama internazionale: Brichant.

Nel periodo che va dal 1951 al 1960 vi fu il dominio in campo nazionale dell’Olimpia Milano (Borletti e Simmenthal), che vincerà nove scudetti in undici anni. Nel ’52 affrontammo gli Harlem Globetrotters al Vigorelli di fronte a 15.000 persone e rimaniamo annichiliti per la loro abilità e dimensione. L’Olimpia fu la prima squadra ad avere un preparatore atletico (Stanisavievich) che era un esule slavo e gli allenamenti diventarono quattro alla settimana.

I grandi eventi, per antiche rivalità, erano gli incontri che si disputavano contro le rappresentative francesi e spagnole. Cominciavano a farsi frequenti i contatti con l’Est Europa ed, intanto, continuava una lenta ma continua costruzione di nuovi campi in tutte le città più importanti: Milano, Trieste, Bologna, Varese e Roma.

Negli ultimi tre minuti delle partite si tiravano sempre due tiri liberi per ogni fallo commesso. La Nazionale subisce una svolta con l’arrivo di Jim Mc Gregor (fine `54) e Nello Paratore (Nazionale femminile e giovanili maschili). Mc Gregor apporta grandi novità:

  • la difesa doveva stare tra uomo e palla con il concetto di anticipo;
  • pressing a tutto campo man to man;
  • tagliafuori;
  • contropiede con un solo rimorchio;
  • lavoro sulla condizione fisica;
  • attacco con dai e cambia e dai e blocca lontano;
  • uso del pick & roll;
  • giochi con pivot basso ed alto;
  • condizionamento atletico.

Altra figura fondamentale del basket italiano in questo decennio fu Vittorio Tracuzzi che giocò ed allenti la Virtus Bologna (vincitrice di due scudetti e vera alternativa a Milano). Egli si dimostrò un maestro nell’insegnamento dei fondamentali e fu considerato un allenatore geniale e dal grande intuito.

Intanto dall’URSS iniziarono ad arrivare le prime notizie sulla preparazione fisica, con i pesi. Nel 1956 iniziò l’epoca dei grandi sponsor: Simmenthal a Milano (Bogoncelli-Sada), IGNIS a Varese (Borghi) che rappresentava la terza forza del campionato; arrivarono i primi stranieri:

  • americani;
  • greci;
  • slavi;
  • egiziani;
  • brasiliani;
  • alcuni “oriundi” dal continente americano (nord e sud).
  • (nel 1959 non potranno giocare perché era l’anno precedente le Olimpiadi)

Nacque l’Organizzazione delle Società su idea di Bogoncelli ed il basket aumentò la propria popolarità in tutti i campi:

  • maggiore reclutam