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Parola al coach. Intervista a Mauro Rosso, allenatore della squadra Senior (Promozione)

E’ stato allenato da grandissimi quali Mike D’Antoni e Zelimir Obradovic, ha condiviso il parquet con giocatori quali Pittis, Gracis, Niccolai, Henry Williams Zeliko Rebraca e Bonora. Ora è il “faro” della squadra senior di Promozione. Si tratta di coach Mauro Rosso, 39 anni, che si racconta in esclusiva per tutti i tifosi dei Dolphins Dolo.

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Quando hai cominciato a giocare a basket e in che squadra hai militato.

Il mio amore per il basket nacque all’età di 5/6 anni vedendo mio fratello più grande giocare. Lui è stato uno dei miei primi allenatori quando iniziai con il minibasket a Tessera. Crescendo, non solo di altezza, cominciai ad essere cercato da varie società. Passai quindi all’ABC Mestre all’età di 10 anni e per poi essere richiesto, alla fine del minibasket, dalla Reyer Venezia. Uno dei primi allenatori in Reyer fu proprio il nostro responsabile tecnico Andrea Ferraboschi con cui vinsi un titolo provinciale categoria propaganda. Rimasi in Reyer per 4 stagioni per poi passare nel 1995 alla Benetton Treviso con la quale, già alla prima stagione sfiorammo l’impresa di vincere lo scudetto giovanile categoria Cadetti. Perdemmo di 3 in finale contro la Clear Cantù di Di Giuliomaria. Feci tre stagioni in Benetton, dove ho avuto i primi approcci con la prima squadra (andavo ad allenarmi) conoscendo due super allenatori come Mike D’Antoni e Zelimir Obradovic e altrettanto super giocatori del calibro di Pittis, Gracis, Niccolai, Henry Williams Zeliko Rebraca e Bonora.

Finita la mia esperienza giovanile con la Benetton nel 1998 feci la mia prima stagione da professionista in serie B1 con i Bears Mestre del compianto Roberto Casson. Feci 4 stagioni di serie B1 per poi passare in B2 ad Omegna (stagione 2002/2003). Alla fine dell stagione un grave infortunio interruppe la mia crescita. Rimasi fermo per metà stagione e ripresi a gennaio 2004 con la Reyer in B2 ma un ulteriore infortunio compromise definitivamente la mia carriera. Feci un breve parentesi in B2 nel 2006 a JesoloSan Donà che durò solo un mese per poi fermarmi definitivamente. Feci due stagioni più tardi in C2 con i BIG Santa Maria di Sala (2008/2009 e 2009/2010).

Quando hai deciso di diventare allenatore? In che squadre hai allenato ?

Decisi di allenare tempo dopo il mio precoce ritiro. Se avessi potuto avrei giocato ancora molti anni. Il passaggio da giocatore ad allenatore, nella mia storia, non è stato dei più semplici. Il gioco per me rappresentava tutto in quegli anni e l’interruzione forzata è stata per me molto faticosa da accettare. Iniziai dopo qualche tempo a fare il corso allenatore, era per me un passaggio obbligato vista la passione per questo sport ma anche l’interesse verso l’educazione che rappresenta tutt’oggi la mia professione lavorativa. Era bella l’idea di coniugare sport con crescita personale e percorso educativo. Anche la scelta dei Dolphins fu tappa obbligata visto che trovai l’amore in Riviera del Brenta. L’anno prima di sposarmi con Alice mi proposi ai Dolphins prima contattando Massimo Rossi, che conoscevo da tempo, e poi con il mitico Roberto Don. Per fortuna in quel periodo cercavano allenatori.

Quali sono le differenze tra essere giocatore e allenatore? Come cambia l’appoggio alla partita?

Le differenze tra giocatore e allenatore sono sostanziali. Non sono due figure sovrapponibili, infatti non è così semplice, per un giocatore, passare fuori dal rettangolo di gioco per dirigere un allenamento od un partita.. Almeno per me, un conto è fare ed un altro è far fare ad altri avendo come riferimento il tuo modo con cui ti approcciavi al gioco. Se tu sei un agonista pretenderesti che i tuoi giocatori fossero agonisti come te e più di te e soprattutto sempre al 100%. Questo, però, non è possibile, ognuno ha le proprie peculiarità, punti di forza e limiti. All’inizio sarei entrato in campo. E’ poi necessario saper insegnare quello conosci e questo non è affatto scontato. Inoltre non basta trasmettere quello che tu sai da giocatore ma è necessario aggiornarsi sempre e studiare. Come comunicare, come insegnare, come toccare le corde giuste per far emergere nei giocatori intensità e aggressività.. sono cose sulle quali mi interrogo parecchio..

Come è andata questa stagione per i Dolphins Dolo? Cosa ha funzionato e cosa va migliorato?

Per quanto riguarda la stagione della nostra Promozione darei come voto un 6. La stagione non è stata facile, il gruppo era sostanzialmente nuovo. Durante le prime fasi non è stato semplice creare e consolidare il gruppo, c’erano molti giocatori, alcuni che si sono proposti, altri che nel tempo se ne sono andati. Il Gruppo si è definito verso la fine del girone d’andata. Abbiamo pagato questo con molte sconfitte, 6 di seguito nelle prime 6 partite. Ci siamo rialzati soprattutto nel girone di ritorno dove abbiamo trovato fiducia staccandoci gradualmente dalle ultime posizioni. A febbraio e marzo abbiamo perso per motivi di studio Melato e Nista, due giocatori importanti all’interno del gruppo, e abbiamo inserito con più continuità i fratelli Scanferla (2001) e qualche altro u18 come Nahom e Francesco. La classifca è stata cortissima e abbiamo sfiorato i play off. Il raggiungimento dei play off sarebbe stato bello ma obiettivamente abbiamo pagato un pò di ingenuità e poca continuità nelle fasi che contavano.

Per quanto riguarda l’anno dei Dolphins come società direi un anno di ripartenza. Quest’anno abbiamo fatto un grande salto di qualità soprattutto con l’arrivo di Andrea Ferraboschi come responsabile tecnico, allenatore professionista, che ha dato ai tutti gli allenatori un metodo comune, una linea di lavoro molto chiara funzionale alla crescita fisica, tecnica e mentale di tutti i ragazzi. é bella la sua idea di lavorare sulla costruzione di una scuola basket.

Progetti per il futuro?

Rimanere a lungo con i Dolphins soprattutto in funzione del progetto tecnico che è appena iniziato che mi auguro possa continuare per molto tempo.