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Intervista a Pietro Vescovo: giocatore dei Dolphins Dolo e arbitro federale

Una passione a tutto tondo per il basket che lo porta a indossare due casacche: quella biancorossa dei Dolphins Dolo e quella grigionera di arbitro.

Si tratta di Pietro Vescovo, 18 anni, che frequenta il quarto anno di liceo sportivo presso il liceo scientifico “Galileo Galilei”, indirizzo sportivo, di Dolo.

Raccontaci un pò di te. Cosa fai nella vita e quando hai cominciato a giocare a basket?

Ho 18 anni e frequento il quarto anno di liceo sportivo presso il liceo scientifico “Galileo Galilei”, indirizzo sportivo, di Dolo. Le ore di tempo libero dalla scuola le uso gran parte per la pallacanestro infatti arbitro e gioco.

Cosa ti piace di questo sport? E dei dolphins?

Adoro questo sport e questo si può dedurre appunto dal numero di ore che gli dedico settimanalmente. Mi piace il fatto che è un gioco di squadra e che per vincere bisogna essere una squadra di fatto e non solo di nome. In questa società mi sono trovato bene negli anni da giocatore e mi sono sempre tolto molte soddisfazioni”.

Che ruolo giochi, come è andata la stagione.

Gioco nel ruolo di ala (molto) piccola anche se fino all’anno scorso giocavo nel ruolo di playmaker. La stagione a mio parere poteva andare meglio perché sottovalutando alcune squadre abbiamo subito sconfitte anche da team tecnicamente inferiori a noi. D’altro canto prendendo seriamente alcune squadre e mettendoci d’impegno e duro lavoro siamo riuscito a conquistare vittorie molto belle e soddisfacenti.

Pietro si distingue perchè è anche arbitro. Ti ricordo la prima partita che hai arbitrato? Raccontacela.

La prima partita che ho arbitrato è stata a Venezia nel campo dell’Alvisiana non mi ricordo un granché della partita se non che il mio collega era Davide Milan che è anche un’ex compagno di squadra.

Adesso ti trovi a “vivere” entrambe le situazioni, sia da giocatore che da arbitro, questa tua seconda esperienza ti ha aiutato a “leggere” meglio o in modo diverso le fasi della partita o le decisioni arbitrali?

Sicuramente questa mia doppia situazione mi ha aiutato a leggere le decisioni arbitrali e con ingegno, sfruttarle a mio favore. Mi ha aiutato moltissimo specialmente a leggere il metro arbitrale per capire come non fare fallo.

Hai mai protestato per una decisione arbitrale?

Dire che non ho mai contestato è dire troppo, ma sicuramente ci sono casi singoli dove l’istinto agonistico ha prevalso sulla ragione. Avendo il ruolo da arbitro non mi è concesso protestare ma è una cosa dettata anche dalla morale poiché sapendo cosa si prova dall’altra parte non lo fai anche perché andrei contro miei amici e anche alla mia seconda famiglia. Vivendola dall’altra parte una protesta non è mai piacevole ma col passare del tempo ci si fa l’abitudine.

E se qualcuno protesta ad una tua decisione?

Una protesta sicuramente ti fa ripensare alla decisione appena presa e la reazione varia da arbitro a arbitro, la mia? Chiedetela ai giocatori.